Dopo aver riletto questa bella lettera di Pietro e aver fatto qualche riflessione “volante” e per forza di cose superficiale sui vari brani copiati, mi viene pero’ spontanea una riflessione dettata proprio dal fatto che l’argomento per cui mi e’ stata fatta la proposta di “rileggerla” era la “speranza”.
La speranza con la “s” maiuscola e la rielaborazione della ragione per cui noi cristiani continuiamo a vivere e sperare in un mondo che sembra rifiutare “a priori” il messaggio di Gesu’, ora, ma come abbiamo visto succedeva gia’ agli inizi della chiesa.
E sulla speranza con la “s” minuscola che mi viene da riflettere pero’ perche’ non dubito minimamente nella Speranza con la “S” maiuscola.
Di questa ho come la sensazione che anche se vengono elencate le problematiche con cui si scontrano i cristiani di quel tempo e di quei luoghi, qui pero’ l’apostolo non ne tratta, non ne fa’ accenno, forse perche’ data per scontata la piu’ importante e "fine" della nostra Fede.
Ma quella nell’adesso, la speranza per questa sera, nel domani . . . come si vive?
E’ questa la speranza che e’ piu’ terra terra ma la piu’ devastante delle volte.
Quando viene a mancare questa, allora la vita diventa forse invivibile.
Si rischia allora di lasciarsi andare, accettare nell’intimo di noi stessi la resa davanti alle difficolta’ quotidiane, con la fiducia nel “dopo” ma nella disperazione e nell’accettazione della sconfitta per il tempo “di adesso”.
Allora e’ forse qui che nascono delle malattie devastanti?
Degli incidenti “assurdi” ?
Dei disturbi fisici invalidanti?
Sembra un discorso insensato ma ho davanti tante storie di vita che mi fanno pensare a questo come un meccanismo inconscio che puo’ essere considerato come un innesco di una bomba.
Ma naturalmente tutto questo lo penso perche’ penso anche a me stesso e a situazioni che a volte mi insinuano il tarlo nella mente, che forse tutto diventa “troppo grande".
E mi chiedo se anche con il contrasto della ragione della Speranza, la debolezza della nostra natura umana puo’ portarci a una resa non voluta, ma impossibile da contrastare.
Forse quello che credo veramente e’ che ci sia un limite alla resistenza . . . suerato quello non si torna piu’ indietro.
Allora l’augurio per tutti e’ di riuscire con la grazia del Signore, di non arrivare mai a superare quella soglia.
Si, con la grazia del Signore perche' c'e', non e' un invenzione e ci viene in soccorso se riusciamo ad aspettarla con pazienza e umilta', ma senza mai aver nessun merito.
estefano