giovedì 3 settembre 2009

ri-leggo: "Gesù, insegnaci a pregare"

Gesù, insegnaci a pregare
Maddalena di Spello - Marietti – 2009

Capitolo VI: Il tempo dell'adolescenza e' venuto.

“ Non "SIAMO" piu'[ dopo l'adolescenza ]

Questo capitolo e’ pieno di spunti di riflessione per me, spunti colti dallo scritto di Maddalena, ma e’ il titolo del capitolo quello che piu’ mi ha portato indietro nel tempo e che mi ha spinto poi a guardare la realta’ di oggi.

Si e’ proprio cosi’, ha ragione Maddalena quando dice che e’ durante l’adolescenza che si forma la nostra personalita’, che inizia a formarsi meglio. Certo no solo durante l’adolescenza, io sono sicuro che anche la gestazione, l’infanzia dai primi attimi della nostra vita, segna e traccia dei solchi nella nostra personalita’, come anche durante tutto il resto della nostra vita, le esperienze, le situazioni di vita, continuano a plasmare il nostro carattere che puo’ modificarsi, anche in eta’ avanzata, anche cambiando radicalmente.

Ma qui si parla di Dio, e del rapporto tra il nostro io e il Signore, giustamente quindi come dice Maddalena, un passo fondamentale e’ la nostra fase adolescenziale. In quel momento possono accadree cose che possono influenzare in positivo o in negativo il nostro rapporto con il Creatore. Ma non sono niente di definitovo. E infatti Maddalena ci racconta che:

“ […] Scandalizzata da certi comportamenti disonesti del cappellano del liceo e dalle scelte borghesi della mia parrocchia (la guardia di Domenica davanti alla porta per cacciare via i mendicanti!) non misi in dubbio l’esistenza di Dio, ma perdetti ogni fiducia nei suoi rappresentanti.”

Queste esperienze pero’ per molte persone sono ragione di scandalo ancor piu’ grande tant’e’ che creano uno strappo tra loro e il Signore, non come in Maddalena che perde la fiducia “nei suoi rappresentanti” ma che continua a credere nel Signore. Queste ferite, e non solo queste, possono portare a negare l’esistenza di Dio stesso.

Qualcuno puo’ pensare che in fondo sono dei pretesti a cui uno si aggrappa per confermare qualcosa che forse avevano gia’ dentro … puo’ darsi, ma sono situazioni comunque di grande attualita’, basta guardarsi intorno. L’esperienza di Maddalena a Viterbo e’ un segno che caratterizza la sua vita spirituale e quotidiana con la sua Casa infatti. Maddalena piange per la Chiesa.

Ma come scrive nella parte finale del capitolo, Maddalena non si arrende nella sua ricerca di questo “Dio Padre”, rifiutando l’immagine che le veniva proposta di Dio giudice, vendicatore, di Dio che con i suoi precetti ci fa diventare noi stessi giudici del nostro prossimo che condanniamo pubblicamente o nel nostro cuore, dimenticando che con la misura con cui giudichiamo saremo anche noi giudicati.

E mi sorprende, ma neanche troppo, perche’ poi Maddalena afferma che lo Spirito va dove vuole, quindi anche in noi se lo sappiamo accettare, mi sorprende vedere che questa donna degli anni del dopoguerra, cresciuta tra tante difficolta’ familiari e sociali, con una dottrina di stampo “antico”, sia riuscita a renere lo sguardo fisso sulla stella polare della nostra esistenza, il Signore, Gesu’ Cristo.

“Cristo, la sua semplicita’, la sua luce, ti da la fede e questo ti trasforma la vita!”

“Chi vive con Cristo e’ un re.” Vive una condizione indicibile.”

E noi ? Generazione privilegiata che ha un Dio-Padre proposto anche dalla Chiesa, generazione post-conciliare, generazione con una proposta religiosa “facile” … niente, rimaniamo sordi, non sentiamo ma soprattutto non “cerchiamo”, ci accontentiamo di consumare, cose, idee, relazioni …

Mi acccorgo che questo libro potrebbe essere una proposta interessante anche per i giovani.

estefano

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